Storie poetiche: Aldo Fabrizi e i consigli alle spose

Innocenti, garbati e “GIOCOSI” sono i consigli alle spose che ci vengono da Aldo Fabrizi, attraverso componimenti poetici in un vecchio volume del 1970, LA PASTASCIUTTA (Ed. Mondadori).  Forse un po’ ingenui ma che, probabilmente, facendoci sorridere, contengono qualche (o molta) verità. Fabrizi è un autentico artista romano capace di trattare argomenti seri o leggeri con l’ironia e la sagacia del popolino, i consigli alle spose sono in questo solco. Leggendo queste parole non può non venire in mente la canzone: “E’ bello ave’ ‘na donna dentro casa” soprattutto nel passaggio in cui Mastro Titta (interpretato da Aldo Fabrizi in una celebre versione) canta: “È bello ave’ na donna che sparecchi / Ma lascia er bocaletto accanto a du’ bicchieri / Pe’ fasse ′nsieme l′urtimo goccetto che scaccia li pensieri”.

Consijo a le sposette

Si nun volete più che lo sposetto
se squaji co ‘na scusa, doppo cena,
empiteje la panza, a panza piena
viè solo la voja de ficcasse a letto.

La tavola dev’esse un trabocchetto,
‘na trappola, ‘n’incanto, ‘na sirena
che l’intontisce e che lo tiè a catena
finchè s’ingrassa come un maialetto.

Poi c’è è regime: appena cominciato,
pè stà lontano da le tentazioni
nun uscirà finchè  nun è calato.

‘Na vorta ch’è calato se rioca…
in conclusione: o dieta o maccaroni…
lo sposo resta si la sposa è côca!

A le sposette

‘Sto libro, forse, non avrà importanza,
però pe’ le sposette cià valore,
giacchè per imbroccà le vie der còre
se pja la scorciatora de la panza.

In fatto de cucina, l’eleganza
consiste soprattutto ner sapore,
e specie si lo sposo è un amatore
più che la forma conta la sostanza.

La sposa ormai se deve da convince
che ne le beghe de la vita a due,
si cià er fornello facile, po’ vince.

E si lo sposo svicola e ciriola,
pè consegnà le marachelle sue,
nun resta che pijallo pè la gola.

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