Panzanella e cazzimperio: a tutta allegria!

Panzanella e cazzimperio, che ci fanno in un banchetto di nozze tra piatti originali e ricercati? Portano in tavola allegria, simpatia e convivialità. Perché? Perché si scherza sui loro nomi, li conoscono tutti e se ne parla volentieri cercando di imporre la propria ricetta o i propri segreti. Affermano un legame leggero ma deciso con i prodotti della terra e della tradizione popolare potendo essere preparati anche con ingredienti speciali per versioni più chic. Panzanella e cazzimperio, portiamoli a Roma e vediamo come si preparano. Sono veganissimi e vanno bene per tutti.

Panzanella “alla romana”, la versione de’noantri di una ricetta del centro Italia

Panzanella e cazzimperio: qui la classica panzanella "alla romana"

La panzanella ha origini lontane e diffuse nel centro Italia. Una variante toscana, il pan lavato, si ritrova nelle novelle del Boccaccio (XIV secolo). C’è chi dice che sia nata dall’uso dei contadini di bagnare il pane raffermo per mangiarci le verdure. E c’è chi pensa sia nata sulle barche dei pescatori per accompagnare il semplice vitto di bordo.

  • Ricetta veloce: pane raffermo, pomodoro, cipolla, cetriolo, basilico, olio EVO, aceto e sale. Si lascia il pane in ammollo, poi lo si strizza e lo si spezzetta. Spesso la base è una pagnotta casareccia scoperchiata o un filone aperto da un lato, svuotato della mollica che viene lavorata e riempito con tutti gli ingredienti ben amalgamati tra loro.

Cazzimperio, il nome romano del più noto pinzimonio

Panzanella e cazzimperio: qui il cazzimperio o, per i non romani, il pinzimonio

Pinzimonio: un nome che unisce (il vocabolario Treccani dice proprio: “formazione scherzosa”) la “pinza”, cioè pollice e indice nell’atto della presa, al “matrimonio”. Continua la definizione: “Condimento di olio, pepe, sale in cui si intingono, per mangiarli, ortaggi crudi (sedani, ravanelli, finocchi, carciofi, ecc.).

Nell’uso romano e meridionale è detto anche cazzimperio”. Signori lettori: l’etimologia del nome romano è lì… Lo conferma Piero Camporesi, storico commentatore del celebre Pellegrino Artusi. D’altronde se nel pinzimonio c’è il matrimonio, qui c’è la necessaria vigoria maschile affinché l’atto si consumi. Per orecchie suscettibili chiamiamolo pinzimonio e non turbiamo le anime candide che hanno diritto alla loro innocenza, vera o di facciata che sia.

Ricetta veloce: trattandosi di crudités da mangiare con le dita, gli ortaggi vanno tagliati a listarelle da intingere in una miscela di olio EVO, sale e pepe. Chi vuole aggiunge una punta di aceto o erbette e spezie che non devono coprire la bontà dell’olio usato. Il divertimento può essere nella mise en place, con la composizione di tanti pezzetti diversi con cui disegnare figure simpatiche.
Simpatia e creatività sono lasciati alla fantasia di ognuno.

A cura de il NETWORK | testo Andrea Franchini  | foto Ezio Bocci

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